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Affinamento in acciaio 12 Mesi - Quarta

affinamento in acciaio per 12 mesi

IdentikEatCON COSA É FATTO?

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Mosto di Coda di Volpe Bianca
La cantina di Enza - Az. Agr. Saldutti Vincenzo

Pigiatura e diraspatura meccanica.

Macerazione su buccette per 12 giorni in mastelli di plastica alimentare aperti, senza alcun controllo di temperatura e senza l'aggiunta di alcuna sostanza chimica/enologica

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La cantina di Enza - Az. Agr. Saldutti Vincenzo

Entusiasmo, passione, amore per la terra, caparbietà e un grande intuito. Tutto questo è Enza Saldutti, vulcanica titolare dell’azienda La Cantina di Enza che sorge in Contrada Torre a Montemarano (Av). Una realtà giovane, nata nel 2011, anche se figlia dell’esperienza di 4 generazioni di vignaioli, nella quale lavorano Enza e suo padre, Vincenzo, e che complessivamente produce poco più di 8mila bottiglie all’anno.

I trattamenti sono ridotti al minimo, e dopo aver raggiunto la certificazione biologica si prosegue lungo la strada che conduce al biodinamico.

«Il lavoro -ci dice Enza- è quotidiano e va fatto nella terra, tra le vigne. Bisogna saper ascoltare quello che la natura dice e ricordare che per ricevere del bene da lei devi trattarla bene».

La produzione, come detto, è estremamente limitata, ma offre autentici gioielli:Aglianico Doc, Taurasi, Coda di Volpe bianca e la rarissima Coda di Volpe rossa (e non manca una, seppur esigua, produzione di Fiano e Trebbiano).

Circa 2mila sono le bottiglie di Aglianico denominato “Passione“, 1.500 quelle di Taurasi “Padre”, quindi le 500 bottiglie di Coda di Volpe Bianca “Quarta Generazione” e a chiudere le sole 250 bottiglie di Coda di Volpe Rossa “Volpe Rossa“. 

«Gli ettari di proprietà -ci spiega Enza- sono circa 4. Due di questi sono vecchia raggiera postfillossera e comprendono, oltre ai cloni dell’Aglianico locale, le piante ormai centenarie di Coda di Volpe bianca e rossa».

Naturalmente, Vincenzo, uomo riflessivo e taciturno, è la vera e propria radice da cui si sviluppa l’azienda, visto che «ha rivoltato -ci racconta Enza- ogni zolla di questi terreni da quando aveva 10 anni». 

Il momento della vendemmia, che da queste parti, anche per i bianchi, arriva molto tardi (in genere mai prima della fine di ottobre), viene stabilito da Enza a seguito del semplice assaggio delle uve. Si tratta di un momento sempre particolare e delicato e in casa Saldutti si tinge di rosa. Già, perché ad aiutare Enza e il padre giungono amiche di famiglia, per nulla inserite nel mondo del vino, «che -ci spiega divertita Enza- con il trascorrere degli anni si sono fatte talmente coinvolgere da non accettare più le mie indicazioni se non sono precedute da una spiegazione».

Entrare in cantina è come entrare in una piccola bomboniera enologica. Un ambiente familiare fatto di botti e bottiglie che circondano l’antico torchio a mano posizionato nel mezzo. Ed è proprio lì che ha inizio la degustazione. Enza stappa il Quarta Generazione 2015, il Volpe Rossa 2012 e il Padre 2011. Dalla botte, poi, ci fa assaggiare il Volpe Rossa 2014 e il Padre 2013.

Il Quarta Generazione, che fa una macerazione su buccia, riposa in acciaio per oltre un anno prima di affinare in bottiglia. E’ un vino che sorprende per la sua tannicità, assolutamente poco comune nei bianchi. Al naso è un concentrato di fiori bianchi con ritorni erbacei. In bocca, invece, piuttosto equilibrato con un buon finale e il retrogusto amarognolo. Buone anche l’acidità e la persistenza.

Il Volpe Rossa, invece, fa una macerazione su buccia prima di passare, per almeno 24 mesi, in botte di rovere. Quindi 12 mesi di affinamento in bottiglia per poi finire sul mercato. Si tratta di un vino straordinario e sorprendente. In tutta sincerità, ci aspettavamo un rosso scialbo, quasi inconsistente, sia dal punto di vista della struttura che del colore, e invece abbiamo dovuto fare i conti con un vino rosso rubino intenso di 14 gradi estremamente strutturato. Al naso è frutta rossa matura, amarena e prugna innanzitutto, ma non manca una netta nota vanigliata. In bocca è morbido, vellutato, di ottimo corpo, con tannini presenti ma per nulla aggressivi. Una vera delizia.

Infine il Taurasi “Padre”, che dopo la macerazione spontanea in acciaio, verso la fine dell’inverno passa in botti grandi di castagno e ci rimane per 12 mesi. Quindi il passaggio in botti piccole di rovere esauste per ulteriori 12 mesi prima di concludere l’affinamento per altri 12 mesi in bottiglia. Si tratta di un Taurasi che non le manda a dire. I suoi 14,5 gradi si fanno sentire tutti, ma non aggrediscono il palato. Un vino strutturato, importante, ma con una bella acidità che lo fa sembrare destinato a vivere in eterno. Ottima la persistenza, un degno rappresentante dei migliori Taurasi(d’altro canto ci troviamo nell’areale probabilmente più vocato per tale produzione).

Insomma, tre assaggi assolutamente fantastici. Nel bicchiere ci abbiamo trovato Enza, i suoi terreni, la sua filosofia e questo, al netto dei gusti di ognuno, è la più grande vittoria per un vignaiolo. Ce ne andiamo a malincuore, lanciando un ultimo sguardo a quei vigneti che placidamente degradano verso il fiume Calore con una convinzione: della Cantina di Enza sentiremo molto parlare!

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