AgrumicUltura: Spunti e riflessioni sulla crisi del comparto tarantino - Jonico

AgrumicUltura: Spunti e riflessioni sulla crisi del comparto tarantino - Jonico

Perchè l'agrumicoltura tarantina è arrivata al capolinea? Prodotti invenduti per concorrenza internazionale e poca distinguibilità nel mercato sono solo alcuni dei punti di debolezza del comparto



Ispirati dalla denuncia di CIA Due Mari Taranto - Brindisi, pensiamo che ci sia la necessità di scrivere un articolo che permetta a produttori e consumatori di riflettere sulle sorti del mercato.

"Nei supermercati italiani, si trovano le arance del Sudafrica; quelle prodotte a Taranto, intanto, restano sugli alberi oppure vendute a prezzi stracciati. Dopo le gelate, l’aumento delle importazioni dall’estero e la diminuzione dei prezzi corrisposti ai produttori jonici, tutto il comparto agrumicolo tarantino sta vivendo una crisi epocale, con l’erosione spaventosa del reddito e imprese in grandissima difficoltà."

Analizzando la denuncia del sindacato di categoria, riusciamo ad individuare due fattori che stanno portando i produttori agrumicoli fuori dal mercato:
- i fattori climatici [fattore esogeno]
- La concorrenza internazionale proveniente da Brasile, Spagna, Sud Africa,... che riescono ad essere molto più competitivi sul prezzo, anche se vi sono fattori che ne influenzano pesantemente il prezzo del prodotto, come il costo del trasporto ed il deperimento dei beni [fattori endogeni]

- per risolvere il problema del fattore "meteo", come ben sappiamo, l'unico metodo è appellarsi alla divina provvidenza oppure, in ottica di riduzione del rischio di mancato ricavo dovremmo assicurare il raccolto e/o utilizzare sistemi di prevenzione (nel caso in cui le casse aziendali possano permettersi di affrontare l'investimento)

La domanda invece sorge spontanea: come possiamo risolvere le problematiche endogene del mercato?

Partiamo da un'analisi dei punti di debolezza e le minacce del mercato:

PUNTI DI DEBOLEZZA:
- Taranto e la sua provincia molto spesso sono associati all'Ecomostro Ilva;
- il prodotto posizionato nei punti vendita è spesso sconosciuto e/o non ha particolare appeal perchè indifferenziato;
- la cultura agricola locale e la crisi di comparto, in un buon numero di casi, porta gli agricoltori ad utilizzare stratagemmi produttivi per far ingrossare il frutto ed aumentare la produttività che ne riducono la qualità
- il prodotto non propriamente coltivato, è stato spesso posizionato in mercati sbagliati, subendo forti contestazioni e richiami da parte dei distributori, creando una nomea non molto bella ed adeguata
- burocrazia opprimente e costi di produzione molto elevati
- suoli troppo frammentati ed aziende troppo piccole
- bassa meccanizzazione e basso livello di innovazione

MINACCE:

  • continuando a distribuire un prodotto indifferenziabile, il mercato spingerà i prodotti del tarantino sempre più verso il baratro
  • il mercato internazionale e la concorrenza stano crescendo in modo esponenziale
  • il cliente finale sta cambiato le proprie abitudini in modo radicale:
    • non ha più le conoscenze e competenze per riconoscere un prodotto essendoci stata una crescita tumultuosa del numero di prodotti a scaffale;
    • ha la possibilità di essere super connesso ed è alla ricerca delle informazioni per differenziare i prodotti sul mercato (ha forti difficoltà al momento nel reperire informazioni)
    • l'impossibilità di accedere alle informazioni, le truffe etc hanno modificato i modelli di scelta del consumatore, portando il cliente a trasferire la fiducia dalla marca del produttore verso la marca del punto vendita/retailer (gli specialty shop in italia hanno un fatturato di circa 1,8 Miliardi di Euro, e stanno crescendo del +15% di anno in anno, sottraendo quote di mercato alla GDO) che dovrebbe controllare i prodotti venduti (molto spesso non accade,... costerebbe troppo) --> il consumatore agisce ancora sulla "FIDUCIA"
  • stanno nascendo nuove produzioni nei paesi più temperati ove la produzione ha un costo infinitesimo rispetto ai nostri prodotti, perchè:
    • non vi è il rispetto dei lavoratori, della terra, dell'aria e dell'acqua;
    • la sanità e salubrità dei prodotti è un'illusione;
    • le grandi estensioni di terreno (acquistate o sottratte alle popolazioni locali) permettono di meccanizzare buona parte dei processi
    • (eventualmente se ci interessasse, il carbon footprint per ogni prodotto importato è eccessivamente elevato o i prodotti sono utilizzati per nascondere carichi di "particolare pregio")

PUNTI DI FORZA
Gli agrumi del territorio, hanno una particolare caratteristica organolettica dovuta al terroire della zona:
  • il territorio in primis, per via della particolare esposizione a sud e la vicinanza al mare che permettono di avere un clima mite durante tutto l'anno con sbalzi di temperatura fra notte e giorno che danno ai prodotti una colorazione più intensa almeno 15-20 giorni prima del prodotto siciliano (naturalmente);
  • il terreno che da terreno ferroso e rosso, scende dolcemente verso il mare trasformandosi dapprima in calcareo e poi in sabbioso;
  • il clima poco umido, permette agli agrumi di non avere particolari attacchi di mosca ed altri parassiti che normalmente attanagliano le altre zone agrumicole d'Italia;
  • professionalità e maestranza nella gestione dei processi produttivi (buon 50%) 


OPPORTUNITA'
Il consumatore più evoluto è alla ricerca di prodotti sani, sicuri, garantiti e trasparenti!

Come si comporta e come soddisfa questa esigenza?

Imprimendo una grandissima pressione pressione dal basso che impone un cambio di paradigma nella filiera agroalimentare.

Così come ci spiega l'avv. Dario Dongo nel suo ultimo articolo ove cita anche #IdentikEat "La rivoluzione non è silenziosa, solo forse sottostimata. I desideri di equità, rispetto dei lavoratori e delle loro comunità, tutela dell’ambiente e del benessere animale sono invero espressi con una determinazione senza precedenti.[....] Vengono privilegiati i prodotti ‘buoni e giusti’, scartando invece quelli che derivano dalla filiera globale dello sfruttamento."

L'unica domanda da porsi è "fin quando siamo disposti a farci tenere in mano da una parte da produttori poco etici, consci di sfruttare persone e territori e dall'altra di farci avvilire da un mercato che ci cerca, che cerca qualità ma non è in grado di avere risposta?"

IN CONCLUSIONE, se i vertici delle associazioni di agricoltori locali e gli stessi agricoltori vorranno incontrarci, per sviluppare qualcosa di serio e concreto, saremo a disposizione per dare il nostro contributo, attraverso il nostro protocollo di qualità totale IdentikEat - Qualità Trasparente, al fine di garantire equità retributiva per i veri produttori di qualità, permettendo ai clienti di riconoscere e garantire la salubrità, la sostenibilità e soprattuto la veridicità dei dati esposti al mercato.


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L'autore enzo

Sono un imprenditore nel campo dell'innovazione oltre che essere un imprenditore agricolo. Amo il buon cibo di Qualità ed i vini naturali. IdentikEat è il frutto di un mio grandissimo sogno, che grazie al socio Vins ed al grandioso team di IdentikEat è divenuta una realtà. Grazie ad IdentikEat riusciremo a dare contezza ad un termine tanto abusata da produttori agroalimentari senza scrupoli, ovvero il concetto di QUALITA'. - Per Aspera ad Astra